Dead flowers

Non ho mai avuto un bellissimo rapporto con i fiori.

Da piccolo ero innamorato dei crisantemi, fino a quando non mi hanno fatto notare che erano associati ai morti e al cimitero. Tuttavia continuo a pensare che il crisantemo sia il fior pù bello in assoluto.

Non li amo, è vero. Eppure spesso finiscono nei miei libri. E nei miei romanzi, volente o nolente, c’è sempre qualcosa di me. Inconscio o subconscio non ha importanza.

Il fiore è la gioia di una pianta, che esprime la sua vita. L’apice di una parabola di rinascita.

Il fiore, come regalo, è invece qualcosa di spezzato, tagliato dalla radice, destinato a morire nel breve periodo.

Detesto l’associazione di un fiore a un particolare significato. Odio, soprattutto, il concetto insito. Perché donare un fiore implica quasi sempre una motivazione.

Promessa, dichiarazione, perdono, ricordo, condoglianze, congratulazioni.

Un fiore è un’emozione, un sentimento, un gesto. Sostituisce le parole. E’ costretto a comunicare qualcosa.

Ma è anche destinato a morire.

Giorno dopo giorno, il fiore appassisce e si trasforma in una nuova metafora. La morte lenta e inesorabile di un gesto, di una parola, di un’emozione. Di un momento, di un ricordo. E’ un processo irreversibile di invecchiamento e scomparsa.

Sembra un controsenso, eppure amo i fiori appassiti e secchi. E’ come se dopo una lenta agonia avessero raggiunto l’immortalità di un significato. Le foglie secche, fragili e immobili. La corolla scolpita.

Il fiore si trasforma in una scultura. E’ il congelamento eterno di un sentimento. Qualcosa che va al di là della vita e della morte stessa.

Andrebbero regalati solo fiori morti.

Per questo adoro le rose nere, ma solo appassite.

Fine, inizio, Intervista

Fine.

La prima stesura di Muses 2 è conclusa. Per me è ancora presto per capire come sia venuto fuori questo romanzo, occorre del tempo per lasciarlo riposare. E’ finita la scrittura di getto, inzia quella più riflessiva. Si va avanti.

Inizio.

E’ partita l’iniziativa di Netface, è già arrivato un primo racconto. Oggi se ne parla anche sul blog Chrysalide.

Vi segnalo, per chi non l’avesse ancora letta, l’intervista apparsa sulla rivista Marie Claire: Intervista.

Ci vediamo venerdì al Panta Rei, per chi è di zona.

Muses al PantaRei Lab – Roma

Buon lunedì di pioggia. La desertificazione di Roma è finita, almeno per 48 ore.

Nel frattempo, vi ricordo che venerdì 27, alle 19, mi troverete a Palazzo Braschi – dietro Piazza Navona – per la presentazione di Muses all’interno della manifestazione Panta Rei. Un salotto culturale nel cuore di Roma, un appuntamento a cui non si può mancare per il libero scambio della cultura (a tal proposito, sarà possibile prendere libri in modo del tutto gratuito, come leggete nel sito).

Parleremo di Muses, qualche piccolo spoiler su Muses 2 e iniziative legate a NetFace.

A moderarmi ci sarà Pamela Ruffo, esperta di fantastico che si occupa della collana Lain per la Fazi Editore

Buona settimana!

PS: il gruppo Netface è stato reso chiuso dopo l’arrivo del primo racconto. Per chi volesse accedere, basta fare una semplice richiesta.

#Netface è online!

Ci siamo.

Ieri a mezzanotte è nato NetFace. Trovate i dettagli nella pagina dedicata.

Un racconto, quindi, che sarà pubblicato cartaceo all’interno di Muses 2, edito Mondadori. Ricordatevi di iscrivervi al gruppo (QUI) per rimanere sempre informati.

A presto e buona… scrittura, stavolta.

File Audio intervista CiaoRadio per #Muses

Sono stonato, sarà il caldo, sarà che non ho neppure voglia di controllare se l’ho già scritto… comunque, forse mi ero dimenticato di mettere online l’mp3 dell’intervista su Muses by CiaoRadio.

L’avevo già fatto? Boh. Comunque, eccolo: {filelink=22}

 

Poi. Stasera, a mezzanotte, si aprono i cancelli di Netface.

L’ultimo quesito che vi lascio: A quanti di voi piace leggere ma anche scrivere?

Epiloghi

Prima di scrivere un libro impiego minimo un paio di mesi per definire il plot del romanzo. Scaletta dettagliata, capitolo per capitolo. Per Muses, che ha avuto una genesi particolare, non sono stati un due mesi ma due anni. Scrivere un libro non è però matematica: la scaletta serve per mantenere il ritmo di scrittura, per sapere con certezza la scena che andrò a narrare. Capita di frequente che alcune parti debbano essere modificate, capitoli eliminati, altri aggiunti. Quando si entra nel vivo della storia è normale che qualcosa debba essere modificato. In seconda stesura idem, possono capitare anche dei piccoli stravolgimenti.

Ciò che non cambio mai, e non è mai successo in tredici libri, è l’inizio e la fine di un libro. Per questo motivo, durante i sei mesi – più o meno – di prima stesura, mi capita spesso di ragionare sull’epilogo. Immagino proprio la scena, i dialoghi, gli avvenimenti che sciolgono la trama o ci portano al cliffhanger finale. Così è successo anche per il finale di Muses 1, amato o odiato da molti di voi.

Ed è un gran divertimento. Ci siamo, sono giunto agli ultimi quattro capitoli che costituiscono il finale di Muses 2. Se avete detestato quello del primo libro, sappiate che è stato un gioco in confronto a quello del sequel.

Mancano due giorni all’annuncio di Netface. Oggi un altro piccolo indizio QUI. Netface e Muses sono quindi legati tra loro. Seguite gli sviluppi, molti di voi saranno felici di partecipare all’iniziativa.