Muses – il Film (3/3)

Oggi l’ultima notizia in merito al film, dopo l’annuncio dell’opzione dei diritti cinematografici e della mia partecipazione come co-sceneggiatore. La notizia è riportata oggi anche da FantasyMagazine, la trovate  a questo link.

Dunque, la produzione che ha opzionato i diritti di Muses è la Ipotesi Cinema (link Wikipedia), fondata da Ermanno Olmi. Chapeau, questo dissi appena appresi la notizia. Ricordo i film di Olmi, visti qualche anno fa, e rimasi molto impressionato da “Il Mestiere delle Armi”. Altri dettagli sul link di FantasyMagazine.

Per adesso è tutto, ma ci risentiremo presto.

 

Muses – il Film (2/3)

Qualche lettore a volte crede che l’autore sia una specie di Padreterno. Oneri e onori, responsabile del testo (e fin qui nulla da recriminare), ma anche di aspetti che non gli competono e sui quali può esprimere solo la sua opinione (spesso non ascoltata) come la scelta della copertina, brossura, font, prezzo e persino colore/spessore della carta. Un factotum, che pensa, scrive, stampa il libro e lo vende porta a porta.

Ovviamente – e per fortuna aggiungerei – non funziona così. Ognuno ha le sue competenze e professionalità. Lo scrittore scrive. Se gli va – ma nessuno lo obbliga – presenta il libro ai lettori. Dietro c’è un team di persone, ossia l’editore. Editor, correttori di bozze, art director, illustratori, stampatori e via dicendo. È vero, sono tutti ruoli fondamentali, specie in un’epoca in cui una copertina ha un peso così importante per un libro young adults. Mia modesta opinione, continuo a pensare che un romanzo possa avere anche una copertina bianca immacolata, ciò che conta sono le parole contenute al suo interno.

Tutto questo preambolo per dire che, in merito al film su Muses, non sarò io a scegliere il cast, cucire i vestiti, comporre la colonna sonora, fare  l’attore, lo scenografo e  il doppiatore. Non saltellerò sul set come una scheggia impazzita. Non mi compete, non ne ho l’esperienza e – onestamente – non è ciò che voglio fare. Ognuno, come dicevo, ha la sua professionalità.

Ciò che invece farò per la trasposizione cinematografica di Muses sarà parte della sceneggiatura. Parte, come ho detto, perché saremo in due persone. Voglio dire, il mio curriculum lo conoscete tutti. Ho scritto alcuni libri, di diverso genere, come piace fare a me. Ma non ho un’esperienza da sceneggiatore, inutile vendersi per ciò che non sono ma per ciò che potrei essere, con tutta la buona volontà di imparare ad allargare le mie capacità. E le sfide, nell’ambito dell’editoria e non, le ho sempre accolte a braccia aperte.

Quindi sì, scriverò anch’io la sceneggiatura di Muses, farò il possibile per rendere “trasformabile in immagini” ciò che ho narrato nel romanzo. Quello che mi interessa lo sapete bene. È tirare fuori l’anima nera di Muses, la sua essenza. Quella che molti di voi hanno colto e apprezzato.

A domani con l’ultima news in merito al film su Muses e gli auguri di Pasqua.

 

 

 

 

Muses – il Film (1/3)

Tutto nasce da un’idea.

Capita che quest’idea giunga proprio quando meno te l’aspetti, e parli di una ragazza – Alice de Angelis – e dell’arte nell’età moderna.

Capita che l’idea si trasformi in una voce, la voce in una storia.

Capita poi che questo manoscritto giunga a un’agente letteraria, e che un editore decida di pubblicarlo.

A volte, capita che un lettore entri in libreria e decida di acquistarlo.

Capita che lo legga, e ne rimanga colpito.

Capita infine che questo lettore  pensi che sia la storia giusta, quella per farne un film.

E decida di opzionare i diritti cinematografici.

Tutto, alla fine, nasce da un’idea.

 

PS: domani altri dettagli 😉

TvSeries

E’ venerdì, procediamo spediti verso qualche argomento meno impegnativo.

Dunque, nel (poco) tempo libero, quando non scrivo-non leggo-non porto fuori il cane-non esco-non vado al cinema- eccetera eccetera, adoro le serie TV. Una carrellata di quelle che seguo quest’anno, escludo le già viste come gli stupendi 24, Prison Break.

Here we go.

Lost: Lost rimane Lost, che mi ha catturato fin dalla prima puntata. Quest’ultima serie, tuttavia, mi sta deludendo. Siamo a poche puntate dal finale, la trama è un po’ sfilacciata con dei flash sideways che distraggono dalle mille domande che ci siamo posti nelle cinque serie precedenti. Insomma, succede poco, poche risposte. Aspetto la conclusione, per adesso sono scettico. Voto: 6 1/2


True Blood: Ho deciso di guardare la seconda serie anche se la prima non mi aveva convinto. Allora, sicuramente nel complesso è migliore. O almeno lo è la prima metà, prima che il sesso (e il trash) tornassero a rubare la scena. Ancora non ci siamo, la sceneggiatura scricchiola, i protagonisti non mi convincono. La storia di Godric è stata sfruttata male (e ne aveva le potenzialità) ed è stata liquidata in modo frettoloso. Interessante il personaggio di Eric, poco convincente la figura della Menade, anzi pretestuosa per tirare fuori tanto sesso. Per voyeur, insomma. Voto: 5


Glee: spassoso, allegro, leggero. Musica, storie, balli, che nascondono temi più complessi come l’emarginazione e la diversità. Mi sta divertendo. Voto: 6 1/2


Fringe: Interessante scoperta. Niente paranormal romance, solo paranormal. E’ bello ritrovare Joshua Jackson (chi lo ricorda in Dawson’s Creek?). Idee interessanti e colpi di scena. Premetto che non amo molto le serie in cui ogni puntata è a se stante e c’è un’esile trama di sottofondo (vedi House), ma ne complesso è da seguire. Voto: 7

The Vampire Diaries: per fortuna ha poco a che fare con il libro della Smith. Ed è un bene: gli sceneggiatori hanno preso i pochi spunti intelligenti del libro per creare una serie che mi sta convincendo. Ottimo il contrasto tra i fratelli Stephen e Damon Salvatore, anche se è poco delineata (e inutile) la figura della strega Bonnie. Insomma, vediamo come continua, sperando che non deluda. Voto: 7 1/2


FlashForward: Come per il precedente, il libro (che sto leggendo adesso) è solo uno spunto per una trama del tutto inedita. L’idea di base è intrigante: cosa accadrebbe se per due minuti il mondo perdesse i sensi e vedesse il suo futuro? Tutto ruota attorno al concetto del libero arbitrio e del destino, anche se ogni tanto la trama si perde. Qualche puntata un po’ noiosa, ma nel complesso è accettabile. Voto: 6 1/2


White Collar: ho visto solo due puntate, impossibile dare un giudizio. Ma mi sta convincendo. Il protagonista Neal Caffrey è brillante e per nulla scontato, così come la sua spalla, l’agente Peter Burke. Resto in attesa delle prossime puntate. Voto: N/A


Lie to me: Ho visto solo qualche puntata. La serie si incentra su un dottore esperto di comunicazione verbale e gestuale, grazie alla quale è possibile capire se l’interlocutore sta mentendo. Insomma, una serie piacevole, ma profuma troppo di House. Troppo. E non mi ha convinto, tanto da abbandonarla. Voto: N/A


Adesso, lascio a voi commentare 😉

Alice in BoringLand

Ieri sera sono andato a vedere Aliceù in “Wonder”land

Bello? Brutto? Un semi disatro. Quasi peggio di Percy qualcosa.

Motivo principale? Una noia tremenda. Nessun wonder. Due dei miei amici si sono addormentati per quasi tutto il film. Beati loro, almeno si sono riposati.

Tim? Tim Burton? Cucù? Che diavolo hai fatto? Premetto: non sono mai stato un amante di Alice. Never, neppure da piccolo. Ma la versione disneyana di Carroll ha una vena soporifera unica. Salvo solo la Regina Rossa, che almeno recita decentemente, mentre quella Bianca è riuscita ha strapparmi un paio risate prima che calasse la palpebra. Perché, lo dico senza mezzi termini, sembra una versione drogata di Cicciolina. Interessante.

Occorre dire qualcosa su Johnny Depp, che speravo fosse la perla del film? Ma anche no. Leggetevi il commento di Lady Naeel in merito. Sottoscrivo. In qualsiasi film Depp recita lo stesso ruolo. Stesse espressioni e mimica. Diciamo che è arrivata l’ora di cambiare, Depp. Grazie.

I restanti attori, compresa Alice, sono al limite della decenza, ma non brillano nella recitazione. Anzi, decisamente monocorde.

Sì, l’ho visto in 2D. Perché ho già le scatole piene del 3D che serve solo a far lievitare il prezzo del biglietto a 10 euro. Dov’è finita la buona sceneggiatura?