Violenze

Volevo parlarvi un altro po’ di Lucca, presentazioni e qualche sopresa.

Ma mi è passata la voglia. Devo smetterla di aprire la Repubblica. O forse devo smetterla proprio di leggere la cronaca. O forse anche no, perché non è possibile vivere dentro una teca di vetro e fregarsene del mondo che mi sta attorno.

Perché adesso che vivo a Roma, tra tutte le sue bellezze, percepisco anche la violenza. Violenza come sinonimo di ignoranza e valvola di sfogo per la propria frustrazione.

Basta leggere la news di ieri dell’aggressione alla metro, oppure degli ultrà a Genova.

Ok, può sembrare retorica, ma continuo a chiedermi quale sia il motivo scatenante. Cioè, che fede e calcio rappresentino le più pericolose crepe sociali non è una novità, la storia ce lo insegna. Ma nel primo caso qual è il motivo? Razzismo? Non lo so, anzi non credo.

Forse è lo stress a cui tutti noi siamo sottoposti ogni giorno che, prima o poi, ha degli effetti collaterali. E faccia perdere il lume della ragione. No, non sto cercando scusanti, sto cercando di capire perché un ragazzo dovrebbe mandare in coma una giovane donna con un pugno in volto, per motivi idioti come quello di fare una coda alla biglietteria.

Eppure non è così insolito. Ogni giorno faccio circa 20km per arriva a lavoro in moto, taglio 3/4 di Roma. Le scene a cui ho assistito in questi 4 anni sono state a volte raccapriccianti. Perché, si sa, il traffico spesso impone ai guidatori un bel tragitto di un’ora e due, ed è facile distrarsi. Ma se ti distrai, l’auto dietro di te ti bombarda con il clacson. Idem quando scatta il verde al semaforo: non è concesso indugiare per più di un microsecondo, altrimenti parte il coro dei clacson.

Ora, fin qui potrebbe essere maleducazione, niente di che. Ma quando guardo l’espressione stampata sul volto delle persone vedo rabbia e frustrazione ai massimi livelli. Un vaso di pandora pronto a esplodere in qualsiasi momento. Il guidatore non ha problemi a uscire dall’auto e azzuffarsi, con conseguenze che non sono prevedibili. Perché c’è anche chi è dotato di coltello, oltre che di pugno.

Metamorfosi.

Dottor Jekyll e Signor Hyde.

Bruce Banner e Hulk.

Padre Faust e l’Angelo della Morte.

Ma qual è il motivo di questa maledizione?

E’ Roma? E’ la grande metropoli? E’ lo stress? Sono i media? E’ la comunicazione? E’ la nostra società?


7 Comments

  1. La violenza è insita nell’animo umano. Gli uomini son per natura sadomasochisti. Come disse Fromm, fuggono dalla libertà rifugiandosi in feticci sociali. Il calcio e la cieca fede sono alcuni di questi feticci.

    Lo stress della società moderna, che vuol trasformare l’uomo in un robot schiavo del denaro, non fa che risvegliare il lato violento degli uomini. Non c’è spazio per i sentimenti puri, men che meno per la calma. Noi non dobbiamo riflettere, non dobbiamo pensare. Solo agire.
    E i media certo non aiutano.
    L’uomo sta perdendo il controllo di sé e si sta lentamente trasformando in automa. O ci prova. La verità è che noi non siamo macchine: una volta superato il punto critico di sopportazione, gli istinti primordiali riemergono. Uno strano meccanismo di difesa, stralico ed insieme voluptadico.

  2. Ok che la violenza sia insita nell’animo umano… il punto è: sono io rintronato o mi pare che la situazione stia peggiorando anche nel “low profile” della società?

  3. Come ho già detto, si sta per raggiungere il punto critico, e questo fenomeno non si limita solo a determinate fette di società. L’essere umano non è più visto come tale, se non quando conviene a chi detiene il potere. le emozioni sono onde da cavalcare. Quando ciò non è possibile, non servono. E’ una pressione che intende schiacciare l’uomo fino a ridurlo a un mero robot, spauracchio di se stesso. Ma esiste un punto critico oltre il quale si esplode. La frenesia, lo stress, la fretta, le aspettative, l’ansia, la paura: tutto si confonde in un’esplosione
    incontrollata. Evoluzione e progresso, in quest’ottica, diventano parole vuote.

  4. E’ il prezzo da pagare per aver voluto vivere secondi i dettami di una società malata e alientante. Ormai tocca tutti i lati dell’esistenza e come dice Michele si è vicini al punto di rottura.
    L’uomo è considerato oggetto, è solo apparenza ed esteriorità, come nel mito di Narciso: incentrando tutto l’essere sulla bellezza del corpo. Ci sono varie versioni sul finale di questa storia, ma tutte rappresentano il crollo dell’uomo (e di conseguenza di una società che ha fatto suo il tema del mito). Occupato a rimirare la sua bellezza, Narciso muore di fame (così è l’individuo che non arricchisce la sua interiorità, così è questa società: interiormente vuota e quindi morta). Vedendo l’immagine di sè in una fonte, s’innamora, ma quando scopre che quella figura non può amarlo perché è lui, si suicida trafiggendosi con la spada (la scoperta che in lui non c’è amore; non può ricevere amore, perché non ha amore da dare. Altro specchio di questa società).
    Narciso è colui che è incentrato solo su di sè, che non vuole il confronto con gli altri e questo causa impoverimento e di conseguenza aridità e follia.
    Questa è una delle cause. Ma è anche il prezzo per aver sacrificato tutto (dignità, sentimenti, rispetto) per la produttività, il guadagno. E quando si perde se stessi, s’impazzisce.

  5. Più passa il tempo, più mi convinco che tutto derivi da un’ignoranza sempre più dilagante. E, indubbiamente, viviamo in una società che spinge all’ignoranza e alla lobotomia. Il che, per fortuna e sfortuna, non avviene solo in Italia.

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