Saviano delle contraddizioni

More about GomorraHo letto Gomorra più di un anno fa. La mia recensione su Anobii, la scrissi perché il romanzo di Saviano va letto per necessità. Non per piacere, non per diritto di informazione, ma perché è necessario che lo leggiamo.

Poi, con il passare del tempo, le situazioni al contorno assumono sfumature grottesche. Tutto nasce dall’ennesima uscita del nostro premier, che afferma la seguente:

Berlusconi sottolinea che “la mafia italiana risulterebbe essere la sesta al mondo ma è quella più conosciuta” anche per i film e le fiction che ne hanno parlato, come “le serie della Piovra” e in generale “la letteratura, Gomorra (di Roberto Saviano ndr) e tutto il resto”.

Quindi un libro come Gomorra non è la necessità dell’informazione ma la pubblicità a Cosa Nostra, che ovviamente ci etichetta in tutto il mondo come il popolo della pizza, degli spaghetti e della mafia. Una sfumatura, per così dire, davvero originale. Neppure sotto effetto dei più potenti allucinogeni mi sarebbe passata per l’anticamera del cervello.

Subito la risposta di Saviano:

Presidente Silvio Berlusconi, le scrivo dopo che in una conferenza stampa tenuta da lei a Palazzo Chigi sono stato accusato, anzi il mio libro è stato accusato di essere responsabile di “supporto promozionale alle cosche”.

[…]

Perché per lei è meglio non dire.
è meglio la narrativa del silenzio. Del visto e taciuto. Del lasciar fare alle polizie ai tribunali come se le mafie fossero cosa loro. Affari loro. E le mafie vogliono esattamente che i loro affari siano cosa loro, Cosa nostra appunto è un’espressione ancor prima di divenire il nome di un’organizzazione.

Segue la lettera di Marina Berlusconi, che in pratica concorda con la critica del padre, affermando che è giusto parlare della mafia ma anche di ciò che il governo fa per contrastarla:

Parlare di più anche di questi successi sicuramente aiuterebbe a cancellare quella assurda equazione che troppo spesso viene applicata all’estero: Italia uguale mafia.

[…]

In questi venti anni abbiamo sempre assicurato, com’è giusto e doveroso, secondo il nostro modo di intendere il ruolo dell’editore, il più assoluto rispetto delle opinioni di tutti gli autori e della loro libertà d’espressione.

E si conclude con la contro-risposta di Saviano, che afferma:

In Gomorra sono raccontate anche le storie di coloro che hanno resistito alle mafie, un intero capitolo dedicato a Don Peppe Diana, c’è il racconto di una Italia che resiste e contrasta l’impero della criminalità. Quale sarebbe il senso unico?

Conflitto di interessi in casa Mondadori, si direbbe. Contraddizioni e divergenze. Tristezza, come sempre, perché da un libro che mostra una faccia della nostra realtà, vogliamo a tutti costi creare dei botta-risposta infiniti che nulla hanno di costruttivo.

D’altro canto, si torna poi al dilemma: in Mondadori dovrebbero pubblicare solo scrittori di destra? La strada è quella di escludere la sinistra? Oppure puntare all’eutanasia della sinistra in casa Mondadori ed Enaudi?

Oggi non è così, per fortuna. Che sia per qualità, bravura, libertà d’espressione o mere questioni commerciali (eh sì, Gomorra è anche una grande macchina commerciale) non ci è dato saperlo.

Come tante altre “cose nostre”, del resto.

11 Comments

  1. Secondo me in l’italia più che il popolo dela pizza ecc…c’è il popolo dei chiaccheroni. Parole sempre tante, fatti pochi 🙁

  2. Che all’estero l’Italia sia considerata pizza, spaghetti, mafia non è certo dovuto a libri come Gomorra: lo è da sempre. Mi ricordo che più di dieci anni fa, quando andai a Londra, l’etichetta appioppata agli italiani era questa. E lo era anche tempo prima. Quindi il parlare di certi personaggi (piccolo b&family&company) è solo dar aria alla bocca.
    Dici che in Mondadori ci sono contraddizioni? Non mi meraviglia in una casa editrice che non merita rispetto con i comportamenti che ha e le scelte che fa (una delle ultime mettere Maurizio Costanzo direttore nella catena gialli al posto di Altieri, il che la dice lunga sul modus operandi di questa casa: bell’esempio di professionalità e rispetto. E la gente ancora non capisce il significato di certi segnali).
    Magari l’Italia fosse il paese dei chiaccheroni: è il paese dove l’illegale, il farabutto è premiato e portato alla ribalta, dove il barare e il rubare è il valore aggiunto, dove il nulla, le belle apparenze sono quelle che contano, ma dietro non c’è niente. Tutto deve andare bene, tutti devono stare zitti, acconsentire e applaudire. Ma è sempre sotto scroscianti applausi che la democrazia muore.
    La verità è che siamo in un paese dove non si vuole vedere la verità, dove occorre stare zitti. Questa è l’omertà, appartenente alla mentalità mafiosa.
    Bisogna far vedere solo le cose belle (se ci sono) e tacere su quelle brutte. Ma come si fa a crescere, a migliorare, se non si guarda agli errori?

  3. i soldi sono il traino del mondo.
    Marina e Silvio possono dire quel che vogliono, ma non rincunerebbero neanche a un libro-accusa contro Silvio se ne annusassero i profitti, salvo poi celare tutto dietro la ormai inflazionata “libertà d’espressione”.

  4. rincunerebbero sta per rinuncierebbero, ovviamente!

    comunicazione di servizio: Fra per favore puoi scurire un po’ i caratteri dei commenti, sto perdendo diottrie a manetta per leggerli. grazie

  5. Naeel, ciò che dici è vero. Ciò non toglie che continuo a meravigliarmi come un libro come Gomorra, con le accuse che lancia, sia stato proprio pubblicato dalla Mondadori.
    O forse no, non mi meraviglio.

  6. ammesso e non concesso che qualcosa che ti riguardi possa essere di mio gradimento, direi che, sì, va meglio. bravo al mio pennuto preferito (dopo i miei 3 pappagalli, ovviamente!)

    odhrein: it’s all about money!

  7. Esatto: non posso inchinarmi al vile metallo giallo se voglio entrare nel Valhalla. Come moneta esso richiede la forza del braccio e la saldezza del cuore nell’affrontare la lotta 🙂

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