Letture in aereo (1/2): Pratchett e l’eutanasia

 

Il creatore del Mondo Disco soffre di Alzheimer. Non riesce più neppure a firmare gli autografi. Eppure, come leggo di  un articolo di Fabio Cavalera, lancia il suo appello per istituire in Uk i Tribunali dell'eutanasia.

Poniamoci queste stesse domande del giornalista:

Come è possibile conciliare le sensibilità e i dolori individuali con i diritti e l'etica collettiva? E' giusto aprire una finestra legislativa che aggiri la punibilità personale del suicidio e dia un salvacondotto a chi, consapevole e di fronte alla irreversibilità della salute, desideri portare fine alle sofferenze. E' possibile archiviare la situazione attuale nella quale chiunque assista un malato terminale nel suicidio è considerato un sospetto omicida?

Pratchett sostiene la libertà dell'individuo nel presentare il proprio caso in tribunale. Un medico specialista in malattie incurabili e un legame in diritto familiare. Pratchett afferma senza mezzi termini che:

La professione medica ci ha aiutato a vivere più a lungo e in maniera più sana. Adesso deve aiutarci a morire con serenità, circondati dai nostri cari, senza lunghe permanenze nella sala di attesa di Dio.

Nel regno unito il 73% è favorevole a una legge sull'eutanasia che stabilisca leggi precise e combatta l'illegalità del gesto.

E, ne sono sicuro, presto ci saranno dei risultati.

In Italia? In Italia c'è il Vaticano. Inutile fare giri di parole, tirare fuori moralismi, etica, laicismi e fede nei miracoli in extremis. Come sempre, saremo in ritardo su tutto, tirati al guinzaglio dalla Chiesa e dai suoi voti politici. Niente PACS, niente leggi sull'eutanasia.

Il che si traduce nel dire che non siamo ancora liberi.

9 Commenti

  1. Se ne è discusso anche su FM (http://www.fantasymagazine.it/forum/viewtopic.php?t=14145&postdays=0&postorder=asc&start=0). Estrapolo un pezzo di commento fatto:
    "Quello che conta non è come si nasce o si muore, ma come si vive. E questa non è vita (riferita ai malati di Alzaimer ndO).
    Politici, istituzioni religiose, non fanno che parlamentare e fare crociate sull'embrione e sul tenere in vita chi ormai è prossimo alla morte, ma non fanno nulla sulla qualità della vita, si sono dimenticati di essa. Si sono dimenticati, e vogliono dimenticare, la dignità umana.
    Parlano tanto, ma loro non sono mai stati vicini ai malati terminali e quelli d'Alzaimer: non sanno assolutamente nulla, perchè se avessero provato, parlerebbero diversamente. E così chi non ha vissuto simili esperienze."

  2. personalmente non condivido la scelta per l'eutanasia, tuttavia ritengo che l'assenza di norme chiare sia un gravissimo problema per qualsivoglia nazione cosiddetta civile. Una legge serve pro o contro ma serve, senza avremo solo altri casi come quelli di Eluana o altri come lei.
    Io sono contro l'eutanasia, perché è come dire che la vita va bene e va vissuta solo se uno sta bene e quando sta male non ha più valore. Invece credo che ci siano esempi micidiali di vite vissute pienamente nel disagio totale della malattia. Ci va coraggio, un coraggio che oggi forse ci manca.

  3. Punto di vista che rispetto, Gianrico, ma che non condivido. Attenzione, non sono così… "progressista" di idee. Lo stesso vale per l'aborto.

    Ma mi metto in certe situazioni estreme, cerco di calarmi nella situazione. Se fossi un malato terminale, oppure il genitore di un figlio che non può altro che soffrire, beh la situazione cambia.

    La vita va vissuta anche nel dolore. E' vero, peccato che spesso e volentieri la medicina ti costringa a stare in vita. Allora,  seguendo il tuo ragionamento, che la vita faccia il suo corso naturale e stacchiamo le macchine, che naturali non sono.

  4. fra io parto solo da un presupposto sono situazioni estreme in cui il giudizio di terzi è difficilissimo se non impossibile e qualsiasi legislazione rischia di essere o eugenetista o ridicola.
    La mia è ben lungi dall'essere una posizione CERTA, è una posizione in cui però la centralità della vita resta pur davanti alla sua drammaticità.

  5. Beh, ovviamente. Soprattutto perché conosciamo bene come funziona in Italia la sanità. MA il discorso che tu proponevi mi pare un punto di partenza interessante: la medicina non deve essere a ogni costo un ostacolo al corso della vita.

    Se la medicina vuol dire mantenere attaccato alle macchine in stato vegetativo una persona per 20 anni, perdonami questo è forzare la natura. (oltre a creare immane dolore ai familiari e alla persona malata)

  6. il problema fra' è il capire oltre ogni ragionevole dubbio quali siano le reali condizioni di una persona in certi stati. Al tempo del caso Englaro lessi alcuni pareri tra i medici e nemmeno loro sanno esattamente cosa vi sia. Non riescono a capire se il cervello sia o no morto. Quindi che facciamo nel dubbio? Sono problemi etici terribili. Da scriverci davvero dei libri mica da poco.

  7. Per carità, non voglio minimizzare il problema. Che sia una scelta difficile e che molte cose ancora non siano chiare sono un dato di fatto. Ma partire prevenuti e tirare fuori moralismi come si sente spesso dagli esponenti chiesa, non credo che serva a risolvere la situazione.

  8. il punto di partenza deve sempre essere il rispetto per le persone che stanno soffrendo, e lì non ci piove. Poi tutto il resto è veramente difficile, perché ci sono situazioni in cui capire se uno è o no vivo è realmente complesso. E lì interviene il proprio senso morale. Io nel dubbio non me la sentirei di staccare. Io, magari un altro…

  9. Capisco quello che vuoi dire Eleas: io non sono a favore dell'eutanasia e nemmeno dell'aborto. Sono state fatte delle leggi, ma devono essere applicate in casi estremi: non come succede con l'aborto che spesso viene usato come contraccettivo, come se si trattasse di presndere una semplice pastiglia. A cose del genere sono contrario. La vita va vissuta, anche con il dolore, perchè fa parte di essa. Ma il vivere non deve essere una tortura. Come dice Francesco, a un certo punto occorre lasciare fare alla vita, permettere di farle fare il suo corso, perchè anche la morte fa parte della vita: senza la morte non ci accorgeremmo dell'importanza della vita. L'attaccamento smisurato alla vita, come si è visto fare in casi purtroppo famosi, è una ricerca d'immortalità, un'immortalità distorta come lo sono nelle storie i vampiri con la loro vita eterna. E la cosa più brutta è che persone che non conoscono simili esperienze, disquisiscono e decidono sulla vita di altre persone, decidendo se farle vivere o morire, trasformandole in martiri o bandiere per il loro tornaconto pubblicitario. E per chi crede, queste persone hanno l'arroganza di sostituirsi a Dio, di prendere il suo posto. E ciò non è accettabile.
    Forse l'eutanasia non è una risposta, ma quando non c'è più nulla da fare, quando non c'è possibilità di tornare indietro, lasciare che una vita si spenga senza dibattersi tra atroci sofferenze non è un male: è un semplice accompagnare in ciò che è naturale.

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