Vittime inadeguate

 

Non basta leggere e rimanere sconvolti per ciò che è successo a Oslo. Perché, è evidente, questo basterebbe a lasciarci amareggiati e a riflettere sull’accaduto. Non basta neppure vedere come scrittori e giornalisti inseguano la solita caccia alle streghe, addossando la colpa al Male dell’ultimo decennio, ossia l’Islam, per poi fare un timido dietrofront nello scoprire che il folle di turno è un fondamentalista cristiano, bianco, del tutto simile a noi. Sì, stiamo parlando di Anders Behring Breivik, assassino di più di 90 persone nell’isola di Utoya. Stiamo parlando di una delle nazioni del nord europa che spesso ammiriamo per un’efficienza e un’organizzazione anni luce dalle nostre. Eppure.

Eppure anche in quei paesi esistono pazzi e maniaci, pronti a commettere delle stragi che rimarranno nelle pagine della storia. Poco importa, lasciatemi dire, se è un estremista di destra o di sinistra. La strage è compiuta, vittime e famiglie distrutte. Se poi vogliamo politicizzare la questione, dando la colpa all’Islam o all’estrema destra… be’, a me non piace. Punto.

Poi arrivano anche editoriali che, come dire, destabilizzano, tipo quello di Feltri. Si poteva fare qualcosa? Ecco che Feltri ci illumina con una brillante osservazione. Certo, quei giovani dovevano essere più reattivi e fermare Breivik in modo deciso ed… efficiente. Infatti ci fa notare che:

Ma in questo caso,stando alle notizie in nostro possesso, sull’isola (un chilometro quadrato, quindi piccola)sitrovavanocirca 500 partecipanti a un meeting annuale di laburisti. Un numero considerevole. Quando Breivik ha dato fuori da matto e ha cominciato a sparare, immagino che lo stupore e il terrore si siano impadroniti del gruppo intero. E si sa che lo sconcerto (accresciuto in questa circostanza dal particolare che il folle era vestito da poliziotto) e la paura possono azzerare la lucidità necessaria per organizzare qualsiasi difesa che non sia la fuga precipitosa e disordinata, contro un pericolo di morte. Ciononostante, poiché la strage si è consumata in 30 minuti, c’è da chiedersi comunque perché il pluriomicida non sia stato minimamente contrastato dal gruppo destinato allo sterminio.

Ovvio. 30 minuti. Perché, naturalmente, la prima reazione non è quella di fuggire e mettersi in salvo. E’ trasformarsi in detective, individuare il pazzo vestito da poliziotto, contenere e guidare alla Braveheart una folla di 500 persone, scegliendo qualcuno a caso, quelli sacrificabili per la prima linea, immobilizzare il folle omicida e consegnarlo alle forze dell’ordine.

Certo. Semplice. Logico. Non fa una piega.

E rimango ancora basito. Stupido e indignato. Perché, davvero, mi chiedo quali sostanze magiche spingano a scrivere delle simili assurdità.