Anobii meglio della critica letteraria.

A differenza dell’articolo di Battaglia su Panorama, toglierei il “?” finale nel titolo del post.

Ovviamente, occorre capacità di discernimento. Un critico letterario mostra nome e cognome, su Anobii un nick. Anobii è una piattaforma in rete che garantisce “quasi” l’anonimato, ti puoi chiamare Pincopallo e sparare a zero sui libri.

Anobii è popolare: si possono trovare recensioni aride del tipo “Bello – che schifo – Supertrump!”, ma anche pareri esaustivi e dettagliati. Insomma, questo è uno dei punti forti delle community WEB 2.0, dove non per forza occorre essere “timbrati” professionisti, perché possiamo possedere le competenze per esprimere la propria idea, spiegare l’emozione che un libro ci ha fornito, criticare i lati negativi e positivi di un romanzo.

Certo, non siamo infallibili. Si possono dire cose giuste o sbagliate. Prendere delle cantonate quando si critica “il bagliore di una gemma nonostante l’assenza di luce” come nel caso della recensione di Gamberetta sul libro di Luca Centi, ma si possono anche far notare evidenti errori, sfuggiti all’autore e all’editor, sempre nel medesimo articolo.

Tornando sull’articolo originario di Nicola Lagioia sul quotidiano il Fatto, si legge un’interessante osservazione:

[…]pezzi scritti spesso in batteria, prevedibili, mancanti di passione o in trasparenza servili o astiosi o stiticamente entusiasti quando non inutilmente cervellotici, il cui vero destinatario non è mai il lettore ma altri addetti ai lavori (“e allora perché non ricorrere alle mail collettive invece che a un quotidiano nazionale”? mi sono spesso domandato).

Ed è la verità. Io stesso, quando sono indeciso su un libro o un film, preferisco di gran lunga le opinioni popolari. Dirette, semplici, genuine, senza troppi orpelli né pregiudizi di genere. Non mi interessa se il fantasy è di classe A o B, queste discussioni lasciamole pure ai Santoni della fuffa. Io voglio solo sapere se quel libro è valido oppure no. Se riesce a tenere incollati alle pagine e quante sensazioni trasmette, ancor più del numero di refusi o dell’aggettivo improprio.

Per questo, grazie Anobii.

29 Comments

  1. L’importante è essere onesti nelle recensioni. Come ben sai, io non ho problemi a dire quando un romanzo non mi piace. Ripeto, onestà. Evitare di rendere “oggettivo” un parere “soggettivo”.
    Ma te lo sai già, tempo fa mi hai fatto delle segnalazioni interessanti sul romanzo =) Inutile dire che ti sono grato ^^

  2. non capisco una cosa della citazione che hai fatto del Fatto (muaahah se lo legge gamberetta le prende una sincope) a cosa si riferisce ai libri o alle rece?

    PS bello il sito versione WP

  3. @Eleas: è riferito alle recensioni dei “recensori professionisti”, che non sono evidentemente rivolti alla massa ma quasi un dibattito tra di loro. Concordo al 100%

    @Luca: I miei due cents sulla recensione di Gamberetta:
    – Gamberetta tenta di rendere oggettiva la sua recensione facendo il quoting dettagliato degli errori che ha trovato. Alcune osservazioni sono vere, altre sbagliate. Su alcune, in tutta onestà, non posso esprimermi perché non sono fresco di lettura, ma mi fido della tua risposta.
    A prescindere dal solito tono delle sue recensioni e dalla chiara volontà di massacrare un fantasy italiano per ottenere scrosci di clap clap (ciò era evidente dal poll prima di Natale, Gamberetta aveva messo in lista tutti libri che reputava peggiori a priori), ciò che non mi piace è la solita lista della spesa degli errori. Preferirei leggere qualcosa che sta a più alto di livello sul libro e, di conseguenza, che lo analizza più in profondità, senza soffermarsi sempre sugli errori grammaticali, stilistici o incongruenze. Attenzione, sono dettagli che un autore ed editor devono assolutamente tenere in considerazione, sto parlando dal punto di vista di un lettore della sua recensione. Dopo 3 paragrafi sbadiglio, perché non c’è nulla di ciò che vorrei sapere.
    Sempre da lettore di recensione, leggermi 40 commenti su una gemma che emana o rifrange la luce, in tutta sincerità, non me ne frega un tubo.
    Per quanto mi riguarda: ho già più volte sottolineato il fatto di non essere un bravo recensore. Leggo un libro, dico ciò che mi trasmette e le cose che mi sono rimaste indigeste. Come l’incipit (appunto, le famose 150 pagine) del tuo libro.
    Per fare una recensione come quelle di Gamberetta servono capacità, occhi critico, passione e un sacco di tempo che io non ho neppure da lontano.
    Infine, per recensire il libro nel suo stesso modo, dovrei leggerlo da “editor” non da lettore.
    Ed io non sono il tuo editor.

  4. “avvicinarsi a un libro come a un topo morto” è davvero la similitudine perfetta. (sempre che il termine “similitudine” sia corretto e che le virgolette alte vadano bene e che le parentesi siano d’uopo).
    come direbbe l’avvocato Ghedini “ma va là!”
    godiamoceli questi libri, viviamoli tutti interi, da quando li paghiamo alla cassa, che sembra che stiamo portando il nostro bambino a casa dopo il parto, a quando togliamo il segnalibro perchè non ne abbiamo più bisogno. i libri sono l’unica vera forma di magia rimasta, certo c’è il cinema, la musica, il teatro & Co. ma la magia del libro è più intima perchè siamo noi ad accenderla. sempre se non ci avviciniamo al libro come a un topo morto! 😉

  5. Fra: concordo sui recensori, così come ho appena finito di scrivere sul blog di Luca che a estrapolare pezzi son buoni tutti, ma a capirli un po’ di meno.

    PS: ma chi cazzo è sta Naeel? mah.. gente strana naviga in rete… 😀

  6. chi è sora Nella
    mi sembra chiaro
    è vostra sorella, quella bella
    quella che in testa ha 10 chili di cervella,
    quella che se si arrabbia vi strappa le budella.
    e se questo non dovesse bastare
    sappiate che è l’unica che vi può rovinare.

  7. E poi, concludiamo una volta per tutte il discorso Gamberetta e recensioni.
    Le sue stroncature non demoliscono la carriera di uno scrittore. Licia è stata stroncata più volte, eppure ha continuato a scrivere e il suo pubblico non è diminuito. Anzi, forse è aumentato.
    GL D’Andrea continuerà la sua saga. Idem per gli altri.
    Ha portato al sucesso Dimitri, Manni o altri? Non credo. I loro libri viaggiano su altri binari. Qualità del romanzo, forza della casa editrice, promozione.
    A cosa servono quindi? A darle visibilità, senza dubbio. A farla conoscere a critici e editori. E a far gioire i suoi lettori. E’ un luna park, in cui tutti adesso piangono se non li farà divertire con un’altra stroncatura feroce.
    Punto, non c’è altro da dire, abbiamo perso anche troppo tempo.

  8. … e l’inizio di un’epoca che risplenderà per la sua magnificenza!

    un nuovo rinascimento.
    nessuno avrà più il colesterolo così potremo mangiare tutti i gamberi che vogliamo.

  9. sora Nella sora Nella
    se ci strappi le budella
    te le friggi poi in padella?
    poffarbacco dico tosto
    tu non se per niente a posto
    tra le menti criminali
    tu finisci negli annali
    tuttavia lo ribadisco
    quasi fosse un asterisco
    se poeta sora Nella
    mi si torcon le budella

  10. @Francesco:

    Non per spaccare il capello in quattro, ma non c’è nessuna cantonata riguardo alla gemma nella recensione di Gamberetta. Gamberetta ha scritto:

    “Perché una gemma emana un bagliore potente NONOSTANTE l’assenza di luce? Anzi, casomai è il contrario: se sono in un ambiente buio, una luce mi sembra più intensa di quanto sia in realtà.”

    E’ esattamente il contrario: Gamberetta critica quel “nonostante”, non il fatto che la gemma emetta luce.

  11. Ciao Angra,
    io interpreto la frase di centi in questo modo:
    Una gemma emette un bagliore solo in presenza di luce (secondo la teoria dei colori e della rifrazione. )
    Quindi, il fatto inspiegabile (i.e. per la fisica ottica, non in termini magici) è che la gemma emetta un bagliore al completo buio. In pratica, senza luce, la gemma non può emettere “naturalmente” un bel niente.
    quindi, torno a non capire l’errore evidenziato nella critica

  12. chapeau monsieur Eleas!!!

    Fra ma che è sta storia del “commentatore più attivo”?
    sa tanto di “it’s a competitive world”! 😐

  13. Concordo con te sull’affidarsi di più al giudizio della “gente comune” che dei cosidetti “critici”, che spesso danno un giudizio riservato alla casta cui appartengono; qualcuno si salva, ma i più quando parlano fanno una sorta di ginnastica stilistica per dimostrare di quanta cultura hanno a disposzione.
    Per fare una recensione occorre occhio critico, capacità di mettere sulla bilancia i pro e i contro di un libro, i suoi punti forti e deboli. In tutto questo va messo sotto esame lo stile, la capacità di narrare/far evolvere la storia, la congruenza dell’incastrarsi delle vicende in tutto il quadro, la caratterizzazione dei personaggi e dell’ambientazione, ciò che si vuole trasmettere al lettore e se si è riuscito nell’intento. Il tutto con colpi mirati, senza dilungarsi e senza cercare il pelo nell’uovo, senza accanirsi e perdersi con i cavilli.

    “i libri sono l’unica vera forma di magia rimasta” Non posso che trovarmi d’accordo con Naeel; tuttavia penso che stiano rovinando anche questa forma di magia, ci stanno privando di essa, dato che purtroppo molte case si conformizzano su uno standar e non cerano d’andare oltre. Ci vorrebbe l’antitrust anche per le pubblicazioni -.-

  14. vVva l’ottimismo, mi viene da dire Ohdrein, no? :p
    Ricordiamoci, tuttavia, che questi standard non sono imposti dagli editori. Sono i lettori che impongono gli standard.
    ripeto, se gli editori avessero la bacchetta magica per produrre il bestseller o potessero anticipare/cambiare le mode a piacimento, sarebbero tutte aziende milionarie.
    Operazioni commerciali che si sono rivelati grandissimi flop ce ne sono a migliaia. Motivo per cui stanno più cauti, e infilano un libro “molto particolare” in un paniere di dieci commerciali. Parole non mie, ma di una editor Mondadori, intervista che si trova in rete. E che mi pare sensata.

    Se la Meyer non avesse avuto quel successo, non ci sarebbe stata la coda di centinaia di libri similari. Le case editrici non sono aziende no-profit, se un genere va di moda e c’è molta richiesta, ovvio che saltino fuori tanti libri, molti dei quali di indubbia qualità.
    E’ la legge del mercato, ma sono i lettori a determinarla.

  15. O il realismo? 😛
    Quanto tu dici è vero: sono i lettori a determinare lo standard. Ed è questo che mi fa preoccupare o.O (poi so che in Italia la maggior parte dei lettori sono adolescenti e capisco certi tipi di lettura proposti, v. Meyer)
    Ma quello cui mi riferivo non era il genere fantastico (non stavolta) quanto il resto; soprattutto il pensiero era riferito a come, specie in questo periodo storico italiano, stiano proliferando da più parti pubblicazionii che trattano di fascismo e nazismo.
    Coincidenze?
    Non ci sono coincidenze; solo l’illusione delle coincidenze.

  16. @Francesco:

    Io quando leggo che la gemma emana un “bagliore potente” immagino subito che sia magica, non che emetta luce per riflessione o rifrazione. Basta immaginare la scena come se uno la stesse vedendo in un film: i nostri eroi sono scesi in un abisso, nell’oscurità, e la gemma in cima al bastone emette luce. Quello che viene dopo il “nonostante” è un intervento dell’autore che o spiega l’ovvio – il fatto che la gemma sia magica. Dato che il lettore c’è già arrivato da solo al fatto che la gemma è magica, l’emissione di luce “nonostante” sembra un errore logico che presuppone che l’emettere luce al buio sia più difficile, come se fosse analogo al riscaldare una stanza quando fa molto freddo.

  17. E’ la legge del mercato, ma sono i lettori a determinarla.
    Ecco questo è il nocciolo della questione ed era il motivo per cui sotto Natale avevo spinto per l’iniziativa di recensire libri non fantasy o fantastici, giusto perché in questo modo si può indicare una via differente.

    Quanto alla gemma, ritenete seriamente che un lettore vada a leggersi la teoria della rifrazione e della riflessione su wiki per essere certo che la gemma possa fare luce al buio o per desumerne in caso non possa che trattasi di pietra magica? Angra con tutta onestà non ritengo che siano questi i problemi di un libro, non un NONOSTANTE che rende magari ridondante un concetto. Ma è la storia che se non regge rende illeggibile anche uno scritto tecnicamente ineccepibile. Allora mi domando se non sia più corretto accettare un nonostante di troppo.

  18. Mi trovo d’accordo con Eleas. D’accordo, ci possono essere dei pezzi che potevano essere scritti diversamente e meglio: si può fare l’appunto, metterlo nei contro. Ma basare una critica solo sui dettagli, per quanto non vadano mai dimenticati, dato che i dettagli possono fare la differenza, è limitante e limitato. Certo assurdità e banalità non vanno accettate e non bisogna passarci sopra, ma bisogna vedere anche altro, perchè lo scrivere non è soltatno tecnica. Certo è importante e ha un ruolo fondamentale nel progetto globale; ma un ruolo altrettanto importante, se non superiore, è l’imaginatio.
    Accanirsi su piccole cose, come questioni tipo lo scritto di questa gemma, è perdere di vista ciò che conta: è perdersi in un bicchiere d’acqua.

  19. Dunque Angra, la situazione è un po’ più complessa.
    Dipende se precedentemente si era già fatto cenno alla gemma/bastone magico, in tal senso può essere considerato infodump. Dovrei rileggere il libro per averne la certezza, lascio magari anche all’autore un eventuale commento.
    Inoltre, non dare per scontato che ogni singolo lettore sia “pratico” del fantastico. Magari per te è facile ” immaginare subito che sia magica, non che emetta luce per riflessione o rifrazione” ma per altri è più difficile entrare in un libro fantasy.
    Si chiama, come tu sai, sospensione dell’incredulità, e ritengo giusto che l’autore spinga in modo graduale perché ogni lettore è diverso dall’altro.
    La sospensione dell’incredulità per spostarsi sul piano del wonder si ottiene partendo da una base realistica/fisica e, grazie alle sensazioni di “meraviglia” del lettore, si spinge a entrare in quel mondo.
    Certo, per molti è semplice. Così come chi è abituato ad andare a teatro, dove è essenziale.

    Ultimo punto, sarei curioso di fare un sondaggio tra tutti i lettori del romanzo e vedere in quanti hanno notato (e si sono accaniti) su questo particolare. A mio avviso nessuno, eccetto Gamberetta che scandagliava ogni frase per trovare un appiglio pretestuoso.

    Che poi si potesse scrivere meglio? Certo. Magari:
    “Non vi era alcuna sorgente di luce che potesse riflettersi su quella gemma. Al buio, tuttavia, risplendeva come se avesse luce propria”
    Ed è quindi palese che è magica, ma si sottolinea la “meraviglia” del narratore/point of view del protagonista di fronte all’elemento magico.

  20. concordo, evviva Anobii, inoltre il grado di affinità con vicini o amici aiuta anche a capire se i gusti sono simili e se quindi la recensione può essere vicina alla recensione che ne faremmo noi.
    spesso aggiungo libri nella lista dei desideri solo perchè li vedo negli amici con grande affinità.
    😉 evviva il web 2.0, evviva wordpress e i plugin ahhaha

  21. Al caro Centi… Avresti dovuto scrivere “ma TU lo sai già”, ma TE lo sai già è un errore grammaticale…

  22. @Francesco Falconi – sì, è anche vero. Ma mi sembrava doveroso precisare prima di recensire il suo ultimo libro. Al di là del giudizio su Gamberetta, Assault Fairies I è un ottimo romanzo. Lei sarà pure antipatica e insopportabile, ma ha fantasia e scrive bene, quindi do a Cesare quel che è di Cesare xD
    Ho solo voluto precisare la mia opinione su di lei, prima di incorrere in accuse di faziosità.

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