Gli ultimi articoli del blog
Follie dall’Italia e dall’estero
// marzo 10th, 2010 // deliria, frammenti di vita
Brutto essere grasso che leggi questo blog, vedi di rimetterti in carreggiata. Perché il grasso non è bello. Perché a me non frega una cippa se l’obesità è una malattia grave, psicologica e fisica. Mi dai solo fastidio. Sei una spesa. Devi pagare.
Un sunto estremizzato di quello che leggo su questo articolo tratto da Repubblica, dove si dice:
La compagnia aerea Southwest si riserva il diritto di far pagare due biglietti a ogni passeggero obeso. L’università Lincoln in Pennsylvania avendo il numero chiuso seleziona gli studenti anche in base al peso. Lo Stato del North Carolina fa pagare una sovrattassa per l’assicurazione sanitaria ai dipendenti pubblici troppo grassi. E certe agenzie per le adozioni rifiutano candidature di genitori sovrappeso.
Quanta fatica. Uccidiamoli, no?
I grassi - scrivono i due leader della ribellione - hanno meno probabilità di essere assunti in un’azienda, se trovano un posto vengono pagati meno, sono discriminati nelle ammissioni alle università, si vedono negare le cure mediche, i sedili degli aeroplani, e quando entrano in un negozio di vestiti sono i clienti più bistrattati. Sono trattati come dei sotto-uomini.
Già. E’ l’America direte voi. La patria delle contraddizioni dove il palestrato full day va a braccetto con la signorina hamburger da 3 piani. L’ideologia della repressione psicologica non della cura preventiva. Perché si sa:
Gli Stati Uniti spendono ormai 344 miliardi di dollari all’anno per curare le patologie legate al peso (dal diabete alle malattie respiratorie), ed entro otto anni il 21% di tutta la spesa sanitaria americana sarà assorbita dai malati sovrappeso. l’ultima trovata sono le tasse contro i soft-drink (bibite gassate e zuccherate), contro i dolciumi e altro cibo-spazzatura. Ma anche questo è un accanimento fine a se stesso, secondo la sociologa Katie Le Besco del Marymount Manhattan College: “E’ un altro modo per dire: sei grasso, paga. Ed è una tassa sui poveri, perché purtroppo il junk-food è dominante nella dieta delle classi sociali più sfavorite”.
Vabbé ma noi siamo in Italia. Fermi, scusate, noi abbiamo il Vaticano. Tanti voti per un governo che entra uno che esce. Tanti che si leggono queste notizie.
È il primo istituto della capitale a mettere in pratica la mozione votata nel giugno scorso dalla Provincia di Roma, che si è impegnata a sostenere la diffusione dei profilattici nelle scuole superiori insieme a corsi antiaids. Acquisto discreto, veloce e anche a prezzo politico perché i condom verranno venduti a costi di fabbrica: 3 pezzi a 2 euro. Insieme ai preservativi saranno distribuiti anche gli assorbenti.
Ma ovviamente fare sesso è peccato.
E subito il Vaticano, per bocca del cardinale Agostino Vallini, vicario del Papa per la diocesi di Roma, ribadisce la sua condanna all’iniziativa, esprimendo “viva preoccupazione per le banalizzazioni della sessualità”. Lo stesso Vallini, in una nota diffusa all’indomani dell’approvazione della mozione, aveva detto che la distribuzione dei preservativi a scuola “non può trovare consenso nella comunità ecclesiale di Roma e nelle famiglie cristiane seriamente preoccupate dell’educazione dei loro figli”.
Siamo tutti nello stesso mondo, che vi piaccia o no.
If you pay, we don’t read
// marzo 9th, 2010 // Varie, librando, vita da scrittore
Piccola postilla, che volevo scrivere da tempo ma che mi sono sempre dimenticato. Poi, rileggendo l’articolo di Loredana Lipperini, mi è tornata in mente.
Come sapete, e ho scritto più volte su questo blog parlando dell’editoria a pagamento come Albatros e affini. Ergo, non mi interessa ricevere libri pubblicati con il vostro contributo.
Questo vale anche per tutti i libri che mi sono arrivati nel passato, con l’inclusione dei servizi Lulu o Ilmiolibro ecc… che le trovo molto affini. Ok invece per i libri lasciati in pubblica visione sui blog.
Basta con il business sull’editoria. Basta con i giochi sporchi.
Scusate, ma ne ho le palle piene di ’ste cose e di chi tenta maldestramente di difenderle con frasi indecenti del tipo: è un punto di partenza! Pirandello pubblico così! Me lo ha detto il mio pesce rosso!
Arrivederci.
A story so far…
// marzo 9th, 2010 // deliria, frammenti di vita
Sometimes, if we’re very fortunate, we meet the one person who will forever change the course of our lives. Working in the Planning Unit of the Ministry of Education in Malawi I met mine.
I met Nwanganga Shields, a Nigerian woman who was heading the World Bank team that was working on the Education and Health programmes in Malawi. I could not believe that this African woman had so much power; every time she sent a message that she was bringing her team to Malawi everybody in the Ministry was running around preparing for her visit.
She requested that I work for her, and with every meeting she gave me more challenging work—including me in the studies and giving me more responsibilities on the ground.
One day she said to me, “If you are doing this work without training then you need to go to graduate school.” She found a place for me at the George Washington University at the School of Education. The battle now was to convince the men in the Ministry to let me go.
She noticed that when we had meetings, I was always sent to go and inform the kitchen to bring the tea. One day as I stood up in the meeting she asked me why I was going to call for the tea when I needed to contribute to the meeting. She said this is the last time you are doing tea duty, you have a degree and you are going to graduate school. She asked the meeting if anybody had an objection, everybody was quiet. She said she would take it as agreement since nobody had objected. Nwanganga is an African woman and she knew that there was no agreement, the men around the table were just shocked and stunned.
After she left, I was called and informed that I would not be going to graduate school at the George Washington University—I was devastated. I believed I wanted an American education because I wanted to be like Nwanganga Shields, fearless, confident, knowledgeable and proud to be African. In all the time I knew Nwanganga, and even though she was married to an Irishman, I had never seen her put on western clothes! She was so proud to be African, even though her views and attitude were completely western.
I was so crushed to be calling Nwanganga to tell her that I would not be taking my place at George Washington as planned. I should have known this fearless, determined woman would not be stopped. Nwanganga immediately sent me to the British Airways office where she had a ticket to America waiting for me.
It took a month after I arrived, but she managed to convince the Ministry to allow me to start school. She helped me find a place to stay, she got me a tutor to learn even basic skills like keyboarding, and she got me a job at the World Bank so that I could continue to work on research projects.
Every time I was homesick or discouraged she would invite me to her house and cook me African food and remind me that it was important that I succeed for the sake of other Malawian women who had never been given the same opportunity because of the assumption that they couldn’t do it.
She not only inspired me to strive to be like her, she inspired me to fight to open doors for other women.
If this one woman had not made that decision to fight so that I could go to graduate school I would have never left Malawi. I owe that one woman my education. Because of her I have educated my own children, and because of her my daughters do not think they might go to graduate school, they know they will. And because of this woman, every time a woman tells me that she wants to do something and there is a stumbling block in front of her, I start looking for solutions right away.
Nwanganga showed me that you should stop at nothing to open a door for a fellow woman. My way of saying thank you to her is helping other women the way she helped me. I took the job as Head of Raising Malawi Academy for Girls because it gives me the opportunity to do for hundreds of girls what Nwanganga did for me.
What an opportunity, to be able to say thank you to Nwanganga over and over again.
I hope that one day, when Raising Malawi Academy for Girls is open she will come to Malawi and speak to the girls in the school and give them the same inspirational talks she gave to me.
From: Raising Malawi, International Women’s day
Giovani scrittori emergenti
// marzo 8th, 2010 // Varie, vita da scrittore
Leggevo un articolo su Panorama: Giovani Scrittori Emergenti.
Interessante, perché pone l’accento sul tema: la letteratura per giovani scritta da giovani (più o meno) è solo quella di Moccia?
Ovviamente no. E non abbiamo scoperto l’acqua calda. Innanzi tutto, dei tre autori che ci presenta, solo uno è giovane. 25 anni, appunto. Gli altri non direi proprio. A meno che per scrivere un libro non sia necessario esordire a 60 anni.
Per il resto, il mercato editoriale a tema adolescenti non impone solo storie alla Moccia. Premetto che non ho letto alcun suo libro, ma ho visto mezz’ora di un film da lui diretto e mi è bastato.
Ma, continuo a ripetere, non ci vedo nulla di male. Esiste una bella fetta di pseudo lettori che sono totalmente allergici al libro e sono disposti solo a intrattenersi con romanzi leggeri e semplici. Esistono invece quelli che desiderano trovare emozioni profonde in un libro, magari anche riferimenti alla letteratura classica. E poi ci sono quelli che desiderano solo un buon libro, punto. Senza troppe complicazioni.
Nell’articolo si cita Giordano. L’ho letto, e credo che sia un buon libro. Ma siamo sinceri, se non fosse stato pubblicato dalla Mondadori nessuno si sarebbe accorto di Giordano. Tantomeno il Premio Strega.
Per il discorso età degli scrittori, ribadisco il solito concetto. Una volta sentii dire da un editor che un libro per adolescenti funziona di più se è stato scritto da un coetaneo che parla la lingua dei giovani. Una boiata tremenda. Una bestemmia. Basta vedere quali libri hanno segnato la letteratura mondiale per adolescenti. Nessuno scrittore teen ager. Anche ultimamente, anche se pensiamo ai commerciabilissimi libri della Meyer e Rowling, non mi pare che siano proprio ragazzine. Eccezion fatta per Paolini. Ma l’eccezione c’è sempre.
In Italia, almeno lato fantasy, il baby boom è stata una bolla di sapone.
Insomma, la letteratura italiana mainstream o di genere continua a essere in fermento. Restiamo con le orecchie alzate.
Pare che…
// marzo 8th, 2010 // deliria, frammenti di vita
… oggi sia la festa della donna, ma che tante donne siano stanche di ricevere inutili auguri o mimose comprate al semaforo. Forse vorrebbero tante piccole cose in tanti altri momenti. Chissà.
… Avatar non abbia fatto razzie di Oscar, come si legge qui. Non mi meraviglio, il film era bello e piacevole in 3D ma di certo non mi ha sconvolto l’anima. sono curioso di The Hurt Locker, che non ho visto, mentre sono molto felice per Up. Fra l’altro ho letto in giro qualcosa su Alice, visto che ormai è l’Alice time (e ne ho già piene le scatole, non so voi). Pareri contrastanti, non del tutto entusiasti
… Prodigium – L’Acropoli delle Ombre sia su Anobii, ma occorre aspettare fino ai primi di Aprile per trovarlo nei negozi.
… che le notizie sul fronte politico siano così tristi che non ho più la forza di parlarne.
… che oggi sia un altro lunedì, il che di certo non è una notizia molto positiva.
Buona settimana a tutti.








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