Gli ultimi articoli del blog
Aurora: segnalazioni varie
// settembre 2nd, 2010 // L'Aurora delle Streghe, vita da scrittore
Post rapidissimo del giovedì:
- Qui, trovate la classifica 10righedailibri per i mesi di giugno e luglio. Sul link, per chi non l’avesse ancora fatto, è poi possibile scaricare parte del libro
- Qui, trovate lo speciale di Diario di Pensieri Persi sull’Aurora delle Streghe. Recensione e un’intervista inedita.
Nell’intervista troverete qualche rivelazione top secret e saprete cosa sto scrivendo in questo momento… poi una news per chi ha amato Prodigium. Oppure l’ha detestato. Fate voi.
ps: spero entro breve di sapervi dire la data di uscita di Nemesis, poi partiranno le news con tante sorprese…
Spagna on the road
// settembre 1st, 2010 // frammenti di vita
E’ inutile dirvi quanto ami la Spagna, ancor più degli altri paesi europei. Inutile dire che una Barcellona non è paragonabile artisticamente a una Londra o Parigi, tanto meno a Roma. Eppure, ogni volta che ci vado, respiro un’aria che mi fa star bene. Mi fa sentire a casa, mi fa pensare che io in quel posto ci vivrei.
E la adoro così tanto da averla omaggiata come ambientazione per l’Aurora delle Streghe.
Spagna on the road, dicevo. 2500 km di macchina, Girona-Benidorm a/r. Prima tappa a Barcellona, anche se di due soli giorni. Ho rivisto le location del mio libro, dalla Sagrada Familia alle Ramblas, tralasciando però il Montjuic e Parc Guell. Beh, Abril mi perdonerà, ma sono andato anche alla fontana magica. Ricordi Abril che ti disse Jago alle 22 in punto, sotto gli spruzzi “colorati” della fontana?
Seconda tappa Benidorm. Una “Rimini o una Miami” spagnola, con i grattacieli sul mare e una spiaggia sconfinata (oltre che a un mare limipido). Movida notturna, tanti negozi ma anche una posizione strategica. Una tappa alla “Terra Mitica”, una sorta di Gardaland spagnolo, quindi escurisioni ad Alicante e Valencia. Quest’ultima è molto bella, locations perfette per un mio prossimo libro. Peccato che non abbia avuto il tempo di visitare la Ciutat de les arts i les ciènces, creata dall’ingegno di Santiago Calatrava (a sinistra una foto). Bene, ottima scusa per un nuovo viaggio, stavolta in Andalusia.
Ritorno a Barcellona e nuovo spostamento a Platja d’Aro. Beh, ultimi quattro giorni di totale relax, perché si sa, il ritorno a Roma e al lavoro è sempre traumatico.
Se avete fatto l’errore di non visitare il sud della Spagna, dalla Catalogna all’Andalusia, dovete rimediare al più presto. Intesi?
Vi lascio qualche fotina del viaggio.
Every dollar makes a difference
// agosto 29th, 2010 // frammenti di vita
Ogni singolo dollaro può fare la differenza.
Donare 10 dollari significa spendere meno di 8 euro. Una birra, una delle tante sciocchezze che compriamo ogni giorno.
Basta poco per aiutare il Raising Malawi. A te la scelta.
You’ve got the choice.
Every dollar makes a difference.
Letture fantasy: Amon di P. Boni
// agosto 28th, 2010 // editoria, librando
Dopo la lettura alquanto deludente di Andrzej Sapkowski, pochi giorni fa sono riuscito a scaricare l’ebook di Amon scritto da Paola Boni, che l’editore Casini dava in omaggio sul suo sito.
Versione e-book, quindi. Il secondo libro che leggo, dopo Prodigium 2 (dite voi, che fai rileggi il tuo libro? Sì, ma non vi dico perché).
Dunque, la lettura sull’iPad mi sta soddisfacendo. Certo, è ottima solo in assenza di luce diretta, ma va benissimo in casa, treno, o all’ombra. Sotto il sole, no. E aggiustando i colori e la luminosità non mi ha stancato neppure la vista. Ripeterò l’esperimento in futuro, sperando che gli editori si muovano a fornire la versione ebook dei libri.
Ma veniamo al libro di Paola Boni, che su Anobii ho recensito con 2 stelle. 2 stelle rosicate, a essere sinceri. Premessa doverosa: conosco Paola Boni, con la quale ho scambiato quattro chiacchiere sia a Lucca che a Torino (a proposito, fervono i preparativi per Lucca Comics con tante sorprese su Nemesis). Stimo Paola Boni come persona, mi sta simpatica e apprezzo il suo amore per i libri e per la scrittura. No, stavolta lo dico sinceramente, niente frasi fatte.
Qualcuno, tuttavia, mi ha più volte detto che si deve giudicare il libro e non lo scrittore. Bene, Amon non raggiunge la sufficienza. Neppure da lontano.
Il problema più grave è l’editing della Casini Editore. Imbarazzante. Attenzione, non mi riferisco solo ai refusi (di cui il libro è comunque pieno), quelli li ho trovati anche su edizioni Mondadori, Salani ed Einaudi. Mi riferisco all’editing vero e proprio: errori sintattici, ripetizioni a profusione, staticità del lessico sui costrutti, uso morboso di avverbi, e si potrebbe continuare all’infinito. Bastava un buon editor per sistemare le cose, senza neppure un grande sforzo.
Figuriamoci lo step successivo: controllo di coerenza, dialoghi e costruzione delle scene/trama. Purtroppo anche qui ci sono gravi lacune, gli scambi tra i protagonisti danno un tocco da “grande fumettone” a tutto il libro, annullando il pathos ove serviva, appiattendo la trimensionalità dei personaggi. Situazioni totalmente irreali (tipo la scena dell’omicidio iniziale). Anche in questo caso un buon editor le avrebbe demolite. E con santa ragione.
Ho letto il primo libro della Boni e, in tutta sincerità, era migliore di questo.
Mi spiace dare un giudizio così negativo su questo libro ma, da scrittore che di critiche ne riceve quintali al giorno, so che servono per migliorare e spingere a rimboccarsi le maniche.
Spero che la Casini Editore non editi così tutti i suoi libri. Perché non fa affatto bene alla reputazione del fantastico italiano.
Peli sulla lingua e sassi nelle scarpe
// agosto 26th, 2010 // deliria, editoria, vita da scrittore
Bene, il post seguente è uno di quelli estremamente impopolari, che mi farà perdere voti alla prossima elezione dello scrittore con più peli sulla lingua. Ergo, se amate il Falconi diplomatico e non volete che s’incrini un’immagine così sfigatamente perfetta, saltate al post di domani dove reprimerò (da bravo scrittore di sinistra) l’intolleranza verso il genere umano.
Donc, ho deciso di telefonare al bioparco di Roma, nella splendida villa borghese, per chiedere un piccolo spazio (ma piccolo, davvero) per curare un essere in via di estinzione: il lettore. Esatto, proprio quella creatura preistorica che legge i libri per il gusto di vivere la storia, i personaggi, il romanzo. Lo so, impresa titanica. E’ più probabile aprire una finestra e veder volare uno pterodattilo.
Non mi arrendo. Sono convinto di riuscirci prima di tirare le cuoia. Perché, sapete, non è affatto facile. E’ che diventare uno scrittore implica automaticamente fare una montagna di soldi ed essere famoso come una velina. Di più, adorato, celebrato. Un simbolo, un’icona, un miraggio. Appunto, un miraggio. O un abbaglio. Come quello che prendono quasi tutti gli esordienti, che sono i più forti lettori. Forti, sì. Quelli che hanno la forza di distruggere il loro tempo per scrivere recensioni chilometriche sui libri, scandagliando ogni parola alla ricerca “del più minimo” errore. Una virgola sbagliata? Zak! Eviriamo l’autore. Imbalsamiamo l’oggetto o lo cremiamo. Perché cremare l’opera che stiamo scrivendo è troppo difficile. E le difficoltà di solito si evitano, per imboccare le due strade seguenti:
A- Ecco un po’ di stronzate lette a giro, bevetene tutti: Gli editori sono tutti corrotti. Si pubblica solo per raccomandazione. In Italia non si pubblica fantasy se non sei di sinistra. Non esistono editori a pagamento.
B- Gli scrittori italiani sono un branco di pecore. Ho letto le prime tre parole del prologo. Terribile. Davvero. Non sei degno di pubblicare. Tu pubblichi io no. Mi stai togliendo spazio. Devi morire. Non ho lo stomaco per andare avanti.
Già, più facile l’editoria a pagamento. Poveri. Tesorucci. E’ il grande trampolino, non lo sapevate? Certo, dritti nel cesso. Ah, ma che sciocco, vero sono stato pubblicato. Troppo semplice dal mio podio. Già, ma essere pubblicati non implica che tutto sia rosa e fiori. Sapete, ci sono alcuni editori che considerano gli autori l’ultima ruota del carro. Come? Chi? Già, gli autori, quelle bestie che stanno nella gabbia del bioparco vicini all’ultimo lettore sfigato che legge senza voler diventare la scrittovelina. Sono loro che creano le storie, si sbattono giorno e notte per dare vita al morbo che hanno dentro l’anima. Ma sono i meno importanti. Che volete farci, a volte capita di scordarsi di dire anche quante copie abbia venduto il suo libro. Vade retro! E’ peccato chiederlo a un editore. Perché a volte lui si dimentica. Come l’Armando Curcio Editore che da aprile si è dimenticata di farmi sapere le vendite di Estasia e, di conseguenza, pagarmi i diritti.
Perché un autore deve essere pagato? Come, non scrivevi solo per passione e per far arricchire gli altri? Vergognoso, brutto e venale, in gabbia! E portaci pure i tuoi diritti. Tanto facciamo come ci pare.
Ah, dimenticavo, poi ci sono quelli che ti amano, ti adorano, ti strapazzano come un pelouche perché tu sei la chiave di volta dell’arco che loro attraverseranno baldanzosi per raggiungere la pubblicazione. Ma quanto ti amano. E ti baciano. E ti ribaciano fino all’ultima goccia di saliva. Anch’io vi amo. Vi amo da morire.
Cari, egregi, stimati, caritatevoli. Guardatevi attorno. Le rose e i fiori si stanno appassendo.

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