Sulla Concordia

 

Ho seguito in questi giorni la vicenda del naufragio della Concordia, culminata con la telefonata di ieri tra Schettino e De Falco. Telefonata che ha fatto il giro della rete, di Youtube, dei telegiornali. Con altrettanto interesse ho seguito le reazioni della rete.

Come sempre, i media sono lo strumento più potente per esorcizzare quella che rimarrà come una delle più tristi tragedie di questi ultimi anni, almeno in Italia. Schettino, ormai ridotto a barzelletta, imbambolato e con seri problemi di lingua italiana. Il perfetto capro espiatorio, lo specchio di un’Italia dove molte persone comandano e poi fuggono nel momento in cui la nave affonda. E poi abbiamo De Falco, perché serve l’eroe, il contrappeso, colui che invece rappresenta l’Italia buona, quella che si salva, quella che dobbiamo ammirare.

Ora, è difficile dare dei giudizi in merito, anche se in realtà l’ho già fatto. E’ difficile perché, come sempre, la libera informazione è solo una chimera filtrata dai media e dai giornalisti, oppure offuscata dalla confusione della rete. Spero, ma non ne sono troppo sicuro, che un giorno scopriremo la verità sulla vicenda.

Adesso, però, è il momento dell’eco mediatica, come accade sempre dopo una catastrofe. Poi, fra un paio di settimane, il boom passerà. Ma non le vittime, non il relitto d’acciaio che distruggerà una delle più belle isole d’Italia, dove ho trascorso anch’io bellissimi momenti della mia infanzia.

No, non c’è alcuna giustificazione per Schettino, intendiamoci. Né riesco, onestamente, a provare pena, o a capire cosa può succedere in caso di attacco di panico. E’ umano avere paura, già. Ma è disumano che una tale persona diventi il comandante di una nave e gli sia affidata la responsabilità della vita di 4000 persone. De Falco, invece, ha semplicemente svolto il suo lavoro. Perdonatemi, di eroico io non vedo nulla.

E poi, ci sarebbe da porsi tante così tante altre domande. Ammutinamento di parte dell’equipaggio? Pare. E gli altri ufficiali, “caduti” sulla scialuppa insieme a Schettino? E il comandante in seconda? Contano poco, c’è già Schettino. E poi, le persone che in un momento così drammatico, pensano a filmare la tragedia. Da dentro la nave, invece di cercare di salvarsi. E di salvare chi ha bisogno d’aiuto.

Nella tragedia, la fortuna che la nave fosse a cento metri dalla riva. Non oso immaginare se fosse accaduto in mare aperto.

Ma parlare serve a poco. Tutto il tam tam mediatico seguirà il suo corso, inossidabile e lineare, per poi scomparire. Mentre rimarranno per sempre le vittime e il dolore dei loro familiari.

7 Comments

  1. Il comandante di una nave è un simbolo, e come tale è perfettamente normle che abbia risalto in ogni narrazione.
    Comunque concordo sul comandante De Falco, nulla di eroico, anche perchè agiva in condizioni di assoluta sicurezza, in una capitaneria.

  2. Guarda, detto tra noi, quello che mi fa più incazzare è che quando naufragano e muoiono centinaia di immigrati, che nessuna nave NATO si degna di soccorrere, se ne parla per un paio di giorni al massimo… 🙁

  3. Val: ma sulla concordia c’erano italiani, europei, gente che ha pagato e ha i soldi, gente che ha valore, gente “speciale”. Gli immigrati sono un peso, un male per noi, sono diversi, qualcosa di cui scordarsi perché danno fastidio.
    A questa mentalità bisogna fare molta attenzione.

  4. Già, e su questo si aprirebbe un baratro di discussione, ma meglio lasciar perdere. Perché, alla fine, si accumulano domande. Come, per esempio: chi ha assunto quel comandante? non dovrebbe essere un requisito primario l’etica? non dovrebbe diventare comandante un soggetto che ha tutti i requisiti minimi, requisiti che eliminano la possibilità che vediamo invece così concrete in questa tragedia?
    Mi fermo.

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