Ispirazioni

Giunto alla soglia degli otto libri in quattro anni, è normale che la domanda più frequente che mi venga posta sia: dove trovi le idee? Questione di ispirazione, dunque, quella che sconfigge il famoso morbo della pagina bianca.

 

Donc, dire il “mondo che mi circonda” sarebbe una risposta banale, anche se sinteticamente corretta. Eccezion fatta per Estasia, che iniziai a quattordici anni – quindi in una condizione molto differente da quella attuale – è naturale che ogni mia storia sia influenzata dalle esperienze di vita. Proprio per questo in passato sono stato sempre critico rispetto al famoso baby boom: senza aver avuto il tempo per vivere è difficile che una storia assuma credibilità.

 

Esperienze di vita, dicevo. Persone che mi circondano. Critiche alla nostra società, circoscritte soprattutto al secondo e terzo volume di Estasia, lo sbando e l’inquietudine dell’adolescenza (Prodigium) o direttamente temi sociali (eugenetica, chiesa-scienza) in Gothica. E poi quel maledetto sentimento con il quale prima o poi ciascuno di noi è costretto a fare i conti, ossia l’amore. L’amore non inteso nel senso “pink” del termine, ma qualcosa di più complesso, profondo, tormentato e, se vogliamo, anche malato. Come quello di Abril verso Jago, una vive sul filo della follia. Oppure l’amore negato e condannato, ombra di un razzismo latente, come nella storia tra Ellen e Kevin.

Per il futuro? Mi sono posto una domanda. Si possono amare due persone allo stesso tempo e allo stesso modo? Oppure non ammettiamo l’esistenza di questa possibilità perché eticamente ritenuta inaccettabile?

Poi sono stato assalito da un altro quesito. Si può vendere il proprio corpo per ricevere un affetto mai avuto ma tanto desiderato? Si può uscire, in questo senso, dall’esasperazione di una vita che ti ha gettato dentro un pozzo nero dal quale non riesci più a vedere un filo di luce?

 

Sì, credo sia questo il nocciolo della questione. L’ispirazione deriva dal pormi delle domande alle quali non so trovare una risposta semplice e immediata.

3 Comments

  1. “senza aver avuto il tempo per vivere è difficile che una storia assuma credibilità”
    Mi trovi d’accordo.
    Sulle domande che ti poni, sì, penso sia possibile; naturalmente questo comparta molti pensieri, riflessioni, stati d’animo e di certo non è una cosa semplice.

  2. Se prendiamo in considerazione l’attuale cultura occidentale la risposta è no a tutte le domande.
    Però se fossimo nel giappone del 500 la risposta sarebbe si.
    Da questo si evince che si tratta di risposte legate all’educazione e alla società in cui si vive.
    Ah, non che nel giappone feudale tutti fossero felici e contenti, tutt’altro.

  3. Bellissimo: due pensieri contrapposti :P.
    Comunque comprende il tuo pensiero Val: se inteso come educazione legata a una cultura, a un ambiente hai ragione. Io vedevo la questione dal punto di vista dell’individuo.
    Soprattutto riflettevo su questa domanda: si può vendere il proprio corpo per ricevere un affetto mai avuto ma tanto desiderato? E’ possibile quando un bisogno diventa così forte da divenire estremo e cancellare ogni traccia di dignità e di se stessi. Speranza quando non c’è speranza, mi verrebbe da dire.

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