Archive for gennaio, 2010

III Trofeo Centuria e Zona Morta

// gennaio 23rd, 2010 // 3 Comments » // vita da scrittore

Notizia flash, per gli aspiranti scrittori.

Così come l’edizione precedente, anche quest’anno sono stato invitato per partecipare alla giuria del III Trofeo Centuria e Zona Morta.

Per chi fosse interessato, può leggere bando, relativi premi in denaro e scadenza nella pagina dedicata.

Buona domenica!

Plugin-fobia

// gennaio 23rd, 2010 // 26 Comments » // deliria

Ok, sto cercando di disintossicarmi. Ci provo.

Colpa di Lauryn, che mi ha portato nel mondo wordpress. Un po’ come gli applicativi dell’iPhone, inizi e non la finisci più.

Sono dentro il tunnel dei tremila plugin di wordpress. Vi prego non usate internet explorer perché vi potrebbe esplodere se aprite questo sito. So che non reggerà alla plugin-fobia. Ne sono certo.

Ma sono felice di non essere l’unico. Eleas ci dice di voler cambiare tema. Sì, anche lui è malato. Anche il blog di Ninna si aggiorna, e devo dire che lo trovo molto gradevole.

Controcorrente e rivoluzionario as usual, il nostro Valberici, che abbraccia la corrente minimalista.

Ok, post inutile. Ma è sabato e ho un male terribile ai denti, con una pallina da tennis virtuale incastrata tra la gengiva e la guancia. So che mi perdonerete.

Già, The dentist Reload. Ve ne parlerò prossimamente.

Pubblicità Albatros per scrittori esordienti

// gennaio 21st, 2010 // 35 Comments » // deliria, vita da scrittore

Da un po’ di giorni vedo su Canale 5 la pubblicità del Gruppo Albatros. Siccome sono diffidente per natura e in passato ho parlato più volte della piaga dell’editoria a pagamento (You pay, You Publish), ho fatto una breve ricerca su internet. Gruppo Albatros, che include la nota casa editrice il Filo.

Nota anche a me, perché ricevetti dopo pochissimo tempo una proposta per Estasia 1, che prevedeva un contributo di migliaia di euro. Proposta che ovviamente rifiutai all’istante.

Ora, so bene che tra i lettori di questo blog ci sono molti aspiranti scrittori. Alcuni ben rodati, altri forse un po’ meno esperti, che ancora sono indecisi quando/a chi/ come inviare il proprio manoscritto. Bene, mi rivolgo a questi ultimi. Nel mio articolo sopracitato, potete leggere tutto quelle che penso dell’editoria a pagamento, e delle sue conseguenze.

Tornando invece al discorso Il Filo Editore, rimango piuttosto meravigliato di come sia riuscito a espandersi il gruppo, tanto da permettersi una pubblicità perfino su canale 5. Il che, suppongo, costa tanti tanto soldi.

Che il contributo per pubblicare il tuo libro (o forme similari, come l’acquisto obbligatorio di copie o parcella editing), sia la forma di introito maggiore? Chissà, forse. Perché io un libro il Filo non l’ho mai visto in libreria. Mi sarà sfuggito. Ma se una casa editrice non si presenta con pile di libri, è difficile che raggiunga vendite stellari, tantomeno aumentare il capitale a tal punto da permettersi una pubblicità sulla Mediaset.

Illazioni, certo. Mie opinioni personali che derivano tuttavia dalla conoscenza del meccanismo dell’editoria a pagamento. Che non è editoria. E’ solo stamperia a prezzo salato. Divertente Wikipedia, che non accenna a questo fatto ma, tra le voci correlate, mette “Autore a proprie spese.”

La pubblicità su canale 5 spinge molti autori a informarsi sul  Gruppo Albatros. A spedire il manoscritto, del quale riceveranno una proposta di pubblicazione. Ecco la parola magica che vuol dire tutto e nulla. Ma nel sito si spiega con chiarezza che:

In cosa consiste la proposta editoriale?
Gli autori selezionati riceveranno una proposta contrattuale per la pubblicazione del loro testo all’interno di una delle nostre collane. A seconda della collana di riferimento, e quindi delle potenzialità commerciali dell’opera selezionata, saranno definite le condizioni contrattuali.

Nulla appunto. Una confusione totale. Ma, visto che in molti avranno chiesto se era previsto un contributo, il Gruppo Albatros spiega in modo ancor più esaustivo:

È previsto un anticipo sui diritti a vantaggio dell’autore o un contributo economico che l’autore dovrà versare per accedere alla pubblicazione?
I contratti da noi proposti possono prevedere sia un anticipo sui diritti a vantaggio dell’autore, sia l’obbligo di acquisto di un quantitativo minimo di copie da parte dell’autore.

Ah ecco, quindi mi viene da pensare che contributi ci siano solo se l’opera non è ritenuta super valida, o forse non tropo commerciale, o azzardata o chissà cosa. A parte il fatto che ritengo vergognoso che una casa editrice chieda contributo all’autore per accedere (accedere!? ma che è il paradiso degli eletti?) alla pubblicazione. Sarebbe interessante se fornisse delle % di quanti libri pubblica a proprie spese e da quanti invece intasca il denaro delle copie acquistate obbligatoriamente. E magari, di quelli pubblicati senza il gettone d’accesso, quante copie stampate, distribuite e dove.

Sono illazioni? Li definirei dubbi legittimi, specie dopo aver letto tanto a giro, come l’esperienza di Chiara Vitetta, oppure  cosa ne pensa il sito di WriterDreams, che da sempre cerca di far luce sulle modalità di pubblicazione di molti editori (e, per la loro onestà, più volte sono stati minacciati di diffamazione, ma cercando bene in rete, sembra che non siano soli).

Possiamo continuare con un articolo di Paolo di Stefano sul quotidiano il Corriere, e andare avanti per ore, se ne avete voglia. Oppure accettare anche qualche buon consiglio, come da Elisa di Blogosfere.

Insomma, uomo avvisato mezzo salvato. Oppure anche no.

Anobii meglio della critica letteraria.

// gennaio 20th, 2010 // 26 Comments » // frammenti di vita, vita da scrittore

A differenza dell’articolo di Battaglia su Panorama, toglierei il “?” finale nel titolo del post.

Ovviamente, occorre capacità di discernimento. Un critico letterario mostra nome e cognome, su Anobii un nick. Anobii è una piattaforma in rete che garantisce “quasi” l’anonimato, ti puoi chiamare Pincopallo e sparare a zero sui libri.

Anobii è popolare: si possono trovare recensioni aride del tipo “Bello – che schifo – Supertrump!”, ma anche pareri esaustivi e dettagliati. Insomma, questo è uno dei punti forti delle community WEB 2.0, dove non per forza occorre essere “timbrati” professionisti, perché possiamo possedere le competenze per esprimere la propria idea, spiegare l’emozione che un libro ci ha fornito, criticare i lati negativi e positivi di un romanzo.

Certo, non siamo infallibili. Si possono dire cose giuste o sbagliate. Prendere delle cantonate quando si critica “il bagliore di una gemma nonostante l’assenza di luce” come nel caso della recensione di Gamberetta sul libro di Luca Centi, ma si possono anche far notare evidenti errori, sfuggiti all’autore e all’editor, sempre nel medesimo articolo.

Tornando sull’articolo originario di Nicola Lagioia sul quotidiano il Fatto, si legge un’interessante osservazione:

[...]pezzi scritti spesso in batteria, prevedibili, mancanti di passione o in trasparenza servili o astiosi o stiticamente entusiasti quando non inutilmente cervellotici, il cui vero destinatario non è mai il lettore ma altri addetti ai lavori (“e allora perché non ricorrere alle mail collettive invece che a un quotidiano nazionale”? mi sono spesso domandato).

Ed è la verità. Io stesso, quando sono indeciso su un libro o un film, preferisco di gran lunga le opinioni popolari. Dirette, semplici, genuine, senza troppi orpelli né pregiudizi di genere. Non mi interessa se il fantasy è di classe A o B, queste discussioni lasciamole pure ai Santoni della fuffa. Io voglio solo sapere se quel libro è valido oppure no. Se riesce a tenere incollati alle pagine e quante sensazioni trasmette, ancor più del numero di refusi o dell’aggettivo improprio.

Per questo, grazie Anobii.

Il Lebensunwerten Lebens esiste ancora

// gennaio 20th, 2010 // 13 Comments » // deliria, frammenti di vita

Leggevo poco fa l’articolo della sospensione del film di Cameron, Avatar, in Cina. Film che non ho ancora visto, premetto, ma che guarderò questa sera. I motivi _ o meglio, illazioni _  sono riportate nell’articolo. La notizia giunge dopo pochi giorni dalla “minaccia” di Google di abbandonare la Cina, se continueranno le censure del regime di Pechino.

Sono stupidate naturalmente, se si pensa a un paese dove ci sono problemi ben peggiori, quali la pena di morte e altre atroci conseguenze di cui vi parlai tempo fa. Dulcis in fundo, tanto per rimanere sui punti salienti, la nota violazione dei diritti umani nei confronti delle minoranze etniche e religiose, come il Falun Dafa e l’occupazione del suolo tibetano. Questi sono tutti fatti arcinoti, naturalmente, ma la lesione dei diritti umani va ben oltre. Esiste per esempio la cosiddetta “Legge del figlio minore”, che si può sintetizzare così:

E’ in vigore dal 1979 ed è denominata “Legge eugenetica e protezione della salute”. Emanata per impedire un’ eccessiva crescita demografica e preservare le risorse del Paese, impone alle famiglie un solo figlio e maschio; due per le famiglie rurali se si ha avuto una primogenita, ma, se anche il secondo nascituro è una femmina per la famiglia rappresenta una sciagura, significa veder estinguere la propria dinastia.
Anche alle coppie urbane è concesso di mettere al mondo il secondo figlio purchè, a loro volta, gli sposi siano figli unici.
Le famiglie agiate possono decidere di procreare figli ma viene loro applicata una pesante sanzione per ogni figlio nato dopo il primo. Chi non paga vedrà sottrarsi irrimediabilmente la casa e il lavoro.

con delle conseguenze che fanno accapponare la pelle:

In via ufficiale il governo condanna l’utilizzo di metodi cruenti per applicare il controllo delle nascite ma, nella pratica, gli addetti all’ ispezione formano degli “squadroni dell’aborto” : catturano le donne incinte e le tengono in carcere fino a quando non convengono di sottoporsi all’interruzione di gravidanza e in seguito le sterilizzano.
In caso di nascita, i bambini non avranno il diritto alle cure mediche, né ad andare a scuola e per loro non è prevista nessuna forma di assistenza sociale. Le bambine sono le principali vittime. Dai dati il 97% degli aborti è rappresentato dai feti femminili; oltre due milioni di bambine vengono uccise appena nascono. I medici professionali sono autorizzati dal governo a sopprimere le neonate con una iniezione letale e a far passare il loro infanticidio come un decesso naturale, dovuto a polmoniti o a una crisi respiratoria.

Figlie fantasma che: “Non andranno a scuola e verranno schiavizzate e a loro volta rese madri sin da tredicenni. Quando avranno svolto anche questa mansione, non serviranno più e saranno torturate.”

Non credo siano necessarie altre considerazioni. Siamo nel 2010, supponiamo che l’uomo abbia raggiunto un livello di civiltà almeno adeguato. Ricordiamo l’olocausto, per non dimenticare cosa accade mezzo secolo fa. Pensiamo quindi al passato, perché è giusto imparare dalla Storia e non dimenticarla, ma non guardiamo il presente. La Cina, e molti altri paesi, dove i diritti umani non hanno alcun valore. Eppure, la Cina non è un paese così lontano. La tocchiamo con mano ogni giorno, abbiamo usufruito delle sue fabbriche fino a ieri. Certo, adesso la Cina inizia a costare, meglio spostarsi in India. Già, la legge dell’economia. Chissenefrega dei diritti umani.

In Cina c’è l’eugenetica.

L’Eugenetica, sì. Brandt. Hitler. Aktion T4. Viktor Brack.L’Angelo della Morte. Arische rasse.

Lebensunwerten Lebens.

Non dimentichiamo. Il passo è breve.

Tutto questo è successo in passato. E non dovrebbe più accadere.