Hope for Haiti Now
// gennaio 27th, 2010 // 3 Comments » // frammenti di vita
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// gennaio 27th, 2010 // 3 Comments » // frammenti di vita
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// gennaio 27th, 2010 // 9 Comments » // deliria, frammenti di vita
Ne avevo già parlato in passato in questo post. Ma è sempre bene rinfrescare la memoria.
L’altro giorno ho letto un articolo tratto da City, che riprende un’intervista a Maria Pia Gardini. Una premessa doverosa: leggo e commento. Non mi è dato sapere quanto siano attendibili le risposte della Gardini, né se l’intervistatrice Angela Geraci ha riportato correttamente il suo pensiero (per esperienza personale, a volte un’intervista può essere “mal” riportata”). Appartengo alla categoria degli scettici, quelli che credono che comunque l’informazione su qualsiasi giornale possa sempre essere distorta.
Mi baso sempre sul concetto della frequenza. Quando trovo 100 articoli simili, c’è un 70% di possibilità che dicano la verità.
Dopo questo appunto, leggiamo pure l’intervista. Scusate, non si ride sulle disgrazie degli altri, lo so. Ma quando leggo:
I soldi sono un punto fondamentale.
In 9 anni io ho speso 1.840.000 dollari. Ne ho riavuti solo 500mila.
E’ difficile non ridere. Ignoranza e disperazione sono i punti deboli del nostro mondo. Vanna Marchi docet. Andiamo oltre.
E fra le piaghe sociali Hubbard mette anche omosessualità e comunismo.
Sì, per lui gay e comunisti sono malati.
Ben arrivati nel 2010! A.C. o D.C.? Postilla inutile, ovviamente. Ma se si commette il terribile errore, è possibile rimediare?
È difficile uscirne pure perché loro conoscono i “segreti” della gente?
Eh sì. Sei sempre soggetto a ricatto.
Lei ha subito minacce quando è uscita?
Dopo le mie apparizioni pubbliche. Mi hanno messo un gatto morto fuori casa, mi hanno tagliato le gomme dell’auto, hanno dato fuoco alla mia macchina.
Non è la prima dichiarazione simile. E non sarà neppure l’ultima. Come sempre, diamo un’occhiata anche a Wikipedia.
Come ho ribadito nell’articolo precedente: informarsi bene, quindi scegliere.
// gennaio 26th, 2010 // 9 Comments » // frammenti di vita
“E’ andata meglio dell’ultima volta, vero?”
Lo guardo di sbieco. Blatero qualcosa.
“Come?”
“Hum.”
Mascella bloccata. Pelle insensibile dall’orecchio sinistro a metà labbro. M’illumino di immenso.
“Dunque, signor Falconi, stiamo battendo un po’ la fiacca.”
La fiacca? Mi hai appena strappato due denti del giudizio. Quello inferiore è enorme. Con due radici ricurve, come nei cartoni animati. O nei film horror. Non c’è differenza.
“Non plenso plopio.”
“Dobbiamo fare una cura canalare al 13.”
Me lo gioco al lotto. Magari vinco.
“E quindi partire con l’impianto.”
Wao. Sono emozionato. Pronto come non mai.
“Ma ha atteso troppo, l’osso si è assottigliato.”
Inspirare. Espirare. Non promette nulla di buono. “Quindi?”
“Dental Scan.”
Non hai mai fatto un dental scan? Antico.
“Per vedere in tre dimensioni come dobbiamo intervenire. E come aggiungere dell’osso.”
Sorrido. O tento maldestramente di farlo. Perché, non so, la frase aggiungere osso mi suona proprio male. Ma tanto.
“Cioè?”
“Dunque, in genere si usa materiale sintetico. Dipende dai risultati del dental scan.”
“Altrimenti, cosa? Il mio osso?” ironizzo. Prendo la vita con piacere. Perché io amo il dentista. Dalle viscere.
“Beh, sì.”
Inorridisco. Piego le labbra ancora. Mi sta prendendo in giro. Ci sono cascato. Che cretino.
“Eh, immlagino. Maglari dal piede o dall’anca.”
Lui è serio. “In genere dall’anca.”
“Scoldatelo.”
“Oppure dall’osso dove era poggiato il dente del giudizio.”
Già il dente sul tavolino. Mi farebbe un occhiolino se solo potesse.
“Falconi, stiamo battendo la fiacca.”
Come no. Mi avanza un po’ di tibia. La conservo dai tempi del liceo. Appiccichiamola in bocca. Che ci frega.
// gennaio 25th, 2010 // 6 Comments » // librando
E’ Lunedì. Il che non è proprio una notizia positiva.
Notizie rapide: sopra il primo post del blog trovate i topic che usciranno nei prossimi giorni. Presto novità interessanti anche per G*.
Leggevo stamani un articolo su Fantasymagazine, una carrellata dei libri fantasy 2009 italiani e stranieri. Una citazione anche per l’ultimo di Estasia, Nemesi.
Io, invece, ho appena finito Esbat di Lara Manni. E’ difficile farne una recensione, anche perché l’autrice mi sta molto simpatica e il giudizio sarebbe poco oggettivo. Parto da una premessa: non amo l’ambientazione giapponese. Non sono mai stato né sarò un manga boys. Forse seviziato quando ero piccolo da Topolino, non sono mai stato uno sfegatato dei fumetti, eccezion fatta per la Marvel. Il che non è molto popolare, lo scrittore fantasy deve per forza essere un appassionato di fumetti. Ma non è il mio caso. Ho sempre preferito i libri ai fumetti.
Torniamo a Esbat, che ho letto con piacere a prescindere dall’ambientazione. Il punto forte di Lara è senza dubbio lo stile di scrittura: secco, preciso, immediato. Via gli orpelli, via perifrasi pesanti. Dritto al punto. Pecca negativa, come fa notare Luca Centi, a volte anch’io ho trovato difficoltà nel capire il soggetto della scena, perché la telecamera si sposta di paragrafo in paragrafo in modo troppo repentino. Se ti distrai sei fregato.
Intriganti anche gli sbalzi temporali e la gestione della struttura narrativa, nonché i riferimenti precisi alla Wicca e le citazioni della letteratura/musica moderna. Ciò che mi è più piaciuto in questo libro? Non il Giappone. Non la fanfiction. Non Hyoutsuki. La figura della Sensei, in primis, ma anche quella di Ivy. Un’umanità che trapela nelle righe del romanzo, senza che l’autrice si sia sforzata a sottolinearla. Un’intimità complessa che rende tridimensionale la protagonista pagina dopo pagina, rendendo plausibile ogni sua ossessione.
// gennaio 24th, 2010 // 8 Comments » // frammenti di vita
Affinità ossessive con gli oggetti. Non è scaramanzia, sia ben chiaro. Non indosso gli stessi abiti se nel giorno X per l’evento Y mi portò fortuna. Una sorta di amore ossessivo per gli oggetti pregni di ricordi. Pezzi della mia vita. Vi parlai tempo fa dei libri, ma a volte anche per oggetti più stupidi che finiscono in qualche angolo remoto dei miei cassetti e non riesco a mai a buttarli via. Come il quadernone di Estasia, se vogliamo. Beh, in quel caso feci bene a non buttarlo. Ci sono oggetti più stupidi. Persino penne o post it. Li guardo più volte, mi dico che è giunta l’ora di disfarmene. Che prendono solo polvere e occupano spazio inutile. Poi mi ricordano un momento della mia vita, e rimando.
Ovviamente, fa parte di queste affinità ossessive anche l’automobile. Come non potrebbe. Ho ricevuto la Stilo come regalo per la mia laurea nel 2002. Un bel regalo, non c’è che dire, ma mia nonna stava risparmiando da prima che prendessi il diploma allo Scientifico. Ho tenuto la Stilo per 7 anni. Non sono un appassionato di macchine, vi avverto. Conosco persone che la cambiano ogni sei mesi. C’è anche da dire che il traffico di Roma mi ha tolto il gusto di guidare. Prima, seconda, prima, mezz’ora per 200 metri… beh non è che sia molto piacevole.
Comunque, non è stato facile distaccarmi dalla Stilo. Troppi ricordi. Troppi viaggi. Situazioni piacevoli, altre veramente drammatiche. Impossibile raccontarle tutte.
Ma era giunto il momento di cambiare auto. Soprattutto per necessità, prima che il costo di manutenzione diventasse troppo ingente. Così ho scelto un’alfa romeo, che puntavo da qualche mese.
Una Mito. La guardo ancora di sottecchi. E’ come se sentissi la gelosia della Stilo. Come se quattro pezzi di lamiera potessero provare dei sentimenti.
Ma sì, è solo un’affinità ossessiva, alla fine.
Tornando ad argomenti meno simpatici, in riferimento all’articolo che ho scritto qualche giorno fa, continua la guerra fredda tra Cina, Usa e Google. Sono i grandi problemi del nostro mondo, si sa. Che tristezza.